Un volume recentemente pubblicato, intitolato \"Memento Vivere\", porta alla luce l'eccezionale lavoro del defunto orafo veneziano Attilio Codognato, un maestro la cui visione artistica ha saputo fondere l'eleganza con un fascino cupo e enigmatico. La sua peculiare interpretazione dell'alta gioielleria, caratterizzata da teschi in smalto, serpenti che si attorcigliano e piccole bare, ha conquistato l'ammirazione di icone del calibro di Coco Chanel. Oggi, i suoi eredi, Mario e Cristina, si impegnano a preservare e rinnovare l'eredità artistica del padre, continuando a produrre pezzi unici che sfidano le convenzioni e celebrano la vita attraverso il simbolismo della mortalità, mantenendo viva la magia del suo atelier veneziano.
La maison Codognato, sin dalla sua fondazione nel 1866 da Simeone Codognato, si è distinta nel panorama della gioielleria di lusso per la sua audacia e originalità. L'atelier, situato in una discreta calle veneziana, si è affermato come un luogo dove l'arte incontra il mistero. Le creazioni di Codognato non sono semplici ornamenti, ma profonde riflessioni sulla condizione umana, evocando il concetto di \"memento mori\" con una maestria che trascende il tempo. Questa tradizione è stata ulteriormente sviluppata da Attilio figlio, che, prendendo le redini nel 1958, ha continuato a infondere nei suoi gioielli un umorismo dark e un'eleganza senza pari.
Il libro \"Memento Vivere\" non è solo un omaggio al genio creativo di Attilio Codognato, ma anche un ponte verso il futuro della casa orafa. I suoi figli, Mario, stimato curatore d'arte, e Cristina, psicoterapeuta, si sono assunti il compito di perpetuare l'unicità del marchio. Hanno scelto di non deviare dalla rotta tracciata dal padre, ma piuttosto di arricchirla con rinnovata convinzione. La loro missione è mantenere la produzione volutamente limitata a pezzi unici, disponibili esclusivamente nell'atelier di Venezia, onorando così la filosofia di esclusività e originalità che ha sempre contraddistinto Codognato.
Cristina Codognato, con la sua prospettiva di psicoterapeuta, offre un'interpretazione profonda del simbolismo intrinseco nelle opere del padre. Lei vede il fascino per l'immagine del \"memento mori\" come un significante psicoanalitico potente, un mezzo per affrontare l'inevitabilità della morte. Per Cristina, indossare un teschio o una bara in miniatura diventa un rito, un esorcismo della paura, che trasforma il terrore inconscio in una forma simbolica e accettabile. Questa visione non solo decodifica l'arte del padre, ma anche la connette a una tradizione millenaria che va dalla \"danse macabre\" medievale al \"Día de los Muertos\" messicano, rendendo la mortalità pensabile e persino estetica.
La mostra del libro \"Memento Vivere\", tenutasi a Venezia durante la Mostra del Cinema, ha visto la partecipazione di rinomati collezionisti e personalità del mondo dell'arte, come Maria Grazia Chiuri, Julian Schnabel e Anish Kapoor, a testimonianza dell'influenza duratura di Codognato. Maria Grazia Chiuri, in particolare, ha espresso il suo profondo apprezzamento per l'artigianalità e l'unicità di ogni pezzo, sottolineando come la mano dell'artigiano, vero artista-orafo, renda ogni gioiello un'opera d'arte irripetibile. Questo evento ha segnato un nuovo capitolo per la maison, celebrando un'eredità che continua a incantare e a ispirare.
L'approccio di Attilio Codognato, caratterizzato da un senso dell'umorismo sagace e un amore per il paradosso, è stato mirabilmente catturato dall'autore Angelo Flaccavento nell'introduzione del libro. Flaccavento evidenzia come il gusto di Attilio per l'oscurità non fosse mai lugubre, bensì vibrante e vigoroso, capace di distillare secoli di riflessioni esistenziali sulla caducità della vita in qualcosa di decorativo, sontuoso e, allo stesso tempo, permanente. I gioielli di Codognato, più che semplici oggetti di investimento, sono un inno alla vita, un invito a cogliere l'attimo, poiché la morte stessa, in questa visione, si rivela come un nuovo inizio camuffato.
