Un recente studio ha messo in luce una tendenza positiva ma ancora limitata nel panorama filantropico italiano: un aumento dei donatori tra i cosiddetti \"paperoni\", sebbene la maggior parte delle elargizioni resti di natura personale e non pianificata. Questo scenario emerge dalla terza edizione della ricerca \"Le attitudini filantropiche dei wealthy people in Italia\", un'indagine congiunta del Fondo Filantropico Italiano e Finer – Finance Explorer, presentata a Milano. La ricerca, basata su un campione di oltre 1.300 individui ad alto patrimonio e 278 wealth advisor, dipinge un quadro dell'impegno sociale delle persone più facoltose d'Italia.
L'Evoluzione della Filantropia: Crescita dei Donatori e Ruolo dei Consulenti
Il 15 ottobre 2025, a Milano, il Fondo Filantropico Italiano e Finer – Finance Explorer hanno presentato i risultati della loro terza ricerca sulle attitudini filantropiche degli individui ad alto patrimonio in Italia. Marcello Gallo, presidente del Fondo Filantropico Italiano, ha inaugurato l'evento, sottolineando la necessità per le istituzioni bancarie di adottare un nuovo approccio, proattivo nel promuovere le grandi donazioni e l'impegno filantropico tra i propri clienti.
Lo studio rivela un incremento dell'1% nel numero di donatori nell'ultimo anno, rispetto al 2022. Il valore medio delle donazioni ricorrenti varia in base al patrimonio: si parte da 1.360 euro per patrimoni tra 500 mila e 1 milione, salendo a 9.517 euro per la fascia tra 1 e 5 milioni, e raggiungendo gli 11.719 euro per i grandi donatori con oltre 5 milioni di euro. Le cause maggiormente supportate includono le emergenze sanitarie e umanitarie (49%), la ricerca scientifica (46%) e l'assistenza sociale e la lotta alla povertà (41%).
Un dato saliente è l'espansione del ruolo dei professionisti della gestione patrimoniale: la percentuale di donatori che si avvale di un consulente è quasi raddoppiata, passando dal 22% al 39% tra il 2022 e il 2025. In particolare, il ricorso a esperti nella gestione degli investimenti è più che duplicato, dall'11% al 24%. Tra le figure di fiducia, il private banker si distingue, seguito da notai e family office, indicando una crescente domanda di assistenza professionale per trasformare le intenzioni filantropiche in azioni concrete. Il 74% dei wealth advisor intervistati considera la consulenza filantropica uno strumento essenziale per attrarre nuovi clienti e distinguersi sul mercato, come evidenziato da Nicola Ronchetti. Ronchetti ha anche sottolineato che il cliente stesso riconosce la centralità del banker, e che la filantropia può portare benefici all'istituzione bancaria stessa.
La discussione si è estesa anche alle competenze professionali. Aida Maisano, responsabile ABIFormazione, ha rimarcato che, oltre alle conoscenze tecniche sugli strumenti finanziari, i consulenti devono possedere solide \"soft skills\" per comprendere le esigenze latenti dei clienti e costruire un rapporto di fiducia. Sono stati delineati due modelli possibili: l'ampliamento delle competenze dei private banker esistenti o la formazione di nuove figure specializzate in consulenza filantropica, ancora poco diffuse in Italia. Antonella Massari, segretaria generale dell'Aipb, ha enfatizzato l'importanza del lavoro di squadra: il consulente avvia il percorso, ma sono necessari altri specialisti per guidare il cliente. Le banche, a suo avviso, potrebbero valorizzare meglio le proprie risorse, dalle collezioni d'arte ai progetti territoriali.
Un altro aspetto cruciale è quello dei patrimoni senza eredi, che, a causa dell'invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite, potrebbero raggiungere gli 88 miliardi di euro entro il 2040. Attualmente, l'88% degli intervistati intende fare donazioni future tramite testamento, ma solo il 14% ha già formalizzato un atto a favore di organizzazioni non profit. Inoltre, il 61% dei donatori più abbienti valuterebbe l'affidamento a un consulente filantropico per l'esecuzione delle proprie volontà. I donatori, d'altra parte, sono sempre più esigenti: il 79% richiede una chiara misurazione dell'impatto delle donazioni, e il 60% pretende aggiornamenti dettagliati sui progetti supportati. La consulenza filantropica si configura, quindi, come un valore aggiunto irrinunciabile, non solo per orientare le scelte dei donatori, ma anche per rafforzare il legame di fiducia con i wealth advisor.
Il tema è stato approfondito in una tavola rotonda moderata da Simonetta Schillaci, vicepresidente esecutivo del Fondo Filantropico Italiano, con la partecipazione di Cristiana Frulio (Crédit Agricole Italia), Stefania Pedroni (Intesa Sanpaolo Private Banking) e Giovanni Ronca (Ubs Italia). Schillaci ha concluso la discussione evidenziando che la filantropia è un ecosistema che prospera grazie alla sinergia di tre attori chiave: il donatore, che desidera un'esperienza consapevole e guidata; il consulente filantropico, che accompagna il percorso; e i wealth advisor e intermediari, che hanno un interesse strategico nel supportare la filantropia, rafforzando così la fiducia dei clienti e la reputazione della banca.
Questa indagine evidenzia una trasformazione nel settore della filantropia italiana, che si sta muovendo verso una maggiore professionalizzazione e un approccio più consapevole. Per i consulenti finanziari, questo rappresenta un'opportunità significativa non solo per espandere il proprio raggio d'azione, ma anche per approfondire le relazioni con i clienti e contribuire attivamente al benessere sociale. La crescente richiesta di trasparenza e misurazione dell'impatto da parte dei donatori suggerisce che un servizio di consulenza filantropica ben strutturato non è più un optional, ma una componente essenziale per un'allocazione efficace e responsabile del capitale filantropico.
