Il collettivo Bokja Design, formato da artiste, affronta temi di conflitto e speranza attraverso le loro creazioni tessili, mettendo in mostra un'arte che funge da antidoto alle sofferenze belliche. La loro più recente creazione, una 'barca per Gaza', simboleggia un messaggio di solidarietà e di aiuto, sottolineando la capacità dell'arte di trasmettere significati profondi e di servire come mezzo di connessione. Questa opera, caratterizzata da vele trapuntate, cime ricamate e uno scafo che ricorda una zattera, evoca il dramma della perdita e della paura, ma anche la forza della resilienza. Le artiste, Huda e Maria, fondatrici di Bokja Design, con sede a Beirut, una città profondamente segnata dai conflitti, spiegano come la barca, pur portando aiuti, non possa alleviare completamente il peso del dolore subito dalle famiglie. L'arazzo si presenta come una cronaca tessuta, dove cuciture visibili e sovrapposizioni di stoffe creano una narrazione tangibile di aiuti e lutto, in un intreccio di simboli come rondini interrotte nel volo, che rappresentano i sogni infranti.
Nel cuore di Beirut, l'atelier di Bokja Design si erge come un laboratorio di creatività e resilienza, dove l'arte si manifesta come strumento di coesione sociale in una città segnata da divisioni. Da due decenni, il duo libanese trasforma stoffe e oggetti in dichiarazioni non verbali, enfatizzando il ruolo del design come atto di cooperazione e come veicolo per dare voce a chi è emarginato dalla politica, come rifugiati e donne. Le loro creazioni, tra cui mobili e arazzi, non sono solo espressioni artistiche, ma veri e propri organismi sociali, che riflettono un processo creativo aperto e collaborativo tra artigiani e designer. Un esempio lampante è l'arazzo \"Giù le mani dal mio Zaatar\", esposto al Maraya Art Centre di Sharjah, che critica l'appropriazione culturale del cibo mediorientale e celebra il ricamo palestinese come patrimonio immateriale. Attraverso il loro lavoro, Bokja Design non solo recupera e restaura materiali, ma intreccia archivi personali e memorie collettive, creando un ponte tra passato e presente, e promuovendo il dialogo e la dignità in un contesto di fragilità.
L'impegno di Bokja Design si estende ben oltre il semplice atto creativo, trasformandosi in una filosofia di vita che celebra la comunità e la memoria collettiva. La loro iniziativa di trasformare lo showroom in un centro di riparazione dopo l'esplosione di Beirut, simboleggiata dal \"filo rosso\" che sutura le ferite, dimostra come il design possa diventare un gesto di cura e speranza. L'atelier, dove la progettazione è un'assemblea di idee, mira a costruire comunità e a rafforzare i legami sociali. Che si tratti di arredare ristoranti a Parigi o di creare installazioni a Londra, il principio rimane lo stesso: utilizzare l'arte per raccontare storie, evocare ricordi e unire le persone. Il loro lavoro attuale, che collega un quartiere di Beirut a una barca diretta a Gaza, evidenzia la potenza dell'arte nel sostenere la speranza e nel tessere un'idea di pace, dimostrando che, anche di fronte a grandi sofferenze, è possibile mantenere uno sguardo rivolto al futuro e lavorare per un mondo migliore.
L'arte tessile di Bokja Design non è solo estetica, ma un profondo impegno sociale che, attraverso la narrazione di tessuti e ricami, amplifica le voci di chi è ai margini, promuovendo la resilienza, la cooperazione e una visione di pace in contesti di conflitto. Questo approccio testimonia la capacità intrinseca dell'arte di trascendere le barriere e di offrire una prospettiva di speranza e unità, trasformando il dolore in un'occasione di dialogo e di ricostruzione.
