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Favole Senza Tempo: Un Viaggio Tra Memoria Collettiva e Innovazione Digitale a Roma

Nel cuore di Roma, il Museo delle Civiltà ospita una straordinaria esposizione che intreccia il passato e il presente della cultura italiana. Questa mostra, intitolata 'Le fiabe sono vere. Storia popolare italiana', invita il pubblico a riflettere sul significato profondo delle tradizioni popolari e sulla loro persistente rilevanza nella società odierna. Attraverso una ricca collezione di oltre cinquecento pezzi, che spaziano da dipinti a manufatti artigianali, viene offerta una prospettiva unica su come la memoria collettiva si manifesti e si adatti ai cambiamenti del mondo contemporaneo. L'esposizione, aperta fino a marzo 2026, si propone come un punto di incontro tra diverse epoche, mettendo in luce l'evoluzione delle usanze e dei costumi italiani e la loro continua influenza sulle forme narrative moderne.

La concezione di questa innovativa rassegna prende spunto dalla visione di Italo Calvino, il quale sosteneva che le fiabe rappresentano una verità intrinseca, capaci di svelare la realtà attraverso il filtro del mito e dell'immaginario collettivo. L'allestimento, curato da Formafantasma, è strutturato come una narrazione favolistica, dove ogni sezione corrisponde a un capitolo di un racconto originale scritto dalla narratologa Elena Zagaglia. Il visitatore è guidato da Elio, un personaggio immaginario, in un percorso che stimola la riflessione sul concetto di 'soglia' e 'passaggio', invitando a superare le barriere tra il passato e il futuro. Questo approccio immersivo mira a rendere l'esperienza non solo didattica ma anche profondamente evocativa, incoraggiando una nuova comprensione delle radici culturali del paese.

La mostra si articola su due distinti livelli del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari. Al piano terra, è possibile ripercorrere la genesi delle collezioni etnografiche italiane, inizialmente volute da Lamberto Loria all'inizio del '900 e successivamente confluite nel Museo delle Civiltà. Questo segmento offre una panoramica storica sulla conservazione e lo studio delle tradizioni. Salendo al primo piano, si dispiega il 'Racconto dei racconti', un'interpretazione visionaria e fiabesca degli oggetti esposti, presentati come tasselli di una grande storia condivisa. Qui, l'immaginazione si fonde con la tradizione, evocando un'epoca in cui l'ambiente e la cultura erano intrinsecamente legati. L'esposizione prosegue illustrando la profonda trasformazione della società italiana dal XIX al XXI secolo, evidenziando il passaggio da un'economia agricola a una industriale, e l'impatto di fenomeni come migrazioni, scambi culturali e l'avvento delle nuove tecnologie. Le narrazioni popolari si confrontano così con l'era digitale, trovando nuove vie di espressione nei social media e altre piattaforme contemporanee. Un aspetto degno di nota è l'implementazione di un sistema articolato per l'accessibilità, che garantisce la fruizione a un pubblico ampio e diversificato, includendo varie forme di disabilità.

La sezione finale della rassegna invita attivamente il pubblico a diventare parte integrante dell'esperienza espositiva, contribuendo con oggetti, ricordi e storie personali. Questo coinvolgimento diretto trasforma le 'tradizioni viventi', ovvero quelle in continua evoluzione, in elementi essenziali del percorso espositivo. L'iniziativa, promossa dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e curata da un'equipe multidisciplinare, si avvale della collaborazione del Museo delle Civiltà e dell'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Questo approccio collaborativo e partecipativo sottolinea l'importanza di considerare la cultura come un processo dinamico e collettivo, in cui ogni individuo può lasciare un segno. L'intera mostra rappresenta un ponte tra il passato e il futuro, dimostrando come le antiche narrazioni continuino a risuonare e a trasformarsi nel tessuto della società contemporanea, mantenendo viva la loro verità intrinseca.