Il panorama finanziario italiano è caratterizzato da una diffusa preoccupazione tra gli investitori, in particolare per le dinamiche geopolitiche e le contese commerciali globali. La ricerca condotta da EY nel 2025, che ha analizzato le percezioni dei clienti di wealth management a livello mondiale, evidenzia che solamente una frazione degli investitori italiani si sente adeguatamente equipaggiata per affrontare la complessità dei mercati odierni. Nonostante questa incertezza, si osserva un rafforzamento del rapporto con i consulenti finanziari, segno di una ricerca di sicurezza e guida nella gestione dei patrimoni. L'indagine rivela, inoltre, una crescente apertura verso forme di investimento diversificate e l'esplorazione di soluzioni alternative, pur mantenendo un approccio prudente nei confronti dell'innovazione tecnologica come l'intelligenza artificiale, per via delle preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati e alla perdita del contatto umano.
La Percezione degli Investitori Italiani nel Contesto Attuale
L'attuale congiuntura economica globale, segnata da instabilità geopolitiche e conflitti commerciali, si riflette direttamente sulla fiducia degli investitori italiani. Una recente indagine condotta da EY nel 2025, denominata \"EY Global Wealth Research Report\", ha coinvolto un vasto campione di oltre 3.600 clienti di wealth management in 30 nazioni, compresa l'Italia. I risultati mostrano che più della metà degli intervistati italiani (55%) identifica le tensioni geopolitiche e le guerre commerciali come i principali fattori di inquietudine per i propri investimenti. Questa preoccupazione si traduce in una generale sensazione di impreparazione: solo due investitori su cinque ritengono di essere adeguatamente pronti a raggiungere i propri obiettivi finanziari, con un ulteriore 36% che si definisce \"abbastanza preparato\". In risposta a questo clima di incertezza, oltre la metà dei clienti (53%) ha intensificato i contatti con i propri consulenti finanziari, focalizzandosi in particolare sulla protezione e la conservazione del proprio patrimonio, un tema considerato prioritario dall'89% degli intervistati. Questo comportamento evidenzia una chiara tendenza a cercare maggiore supporto professionale in tempi di volatilità, nonostante permangano riserve sui costi nascosti, un aspetto che continua a preoccupare un investitore su due (51%).
Il rapporto tra investitori italiani e i loro consulenti finanziari si basa su un fondamento di fiducia, con l'83% dei clienti che non dubita della correttezza delle commissioni applicate, ma con una persistente vigilanza sui costi non espliciti. Questa dinamica è cruciale, poiché la trasparenza gioca un ruolo fondamentale nel consolidare il rapporto. Molti investitori scelgono di diversificare i propri fornitori di servizi finanziari, affidandosi in media a più di due wealth manager. Questa strategia di diversificazione non si limita solo agli asset, ma si estende anche ai partner di gestione, con il 40% degli investitori che opta per banche commerciali e retail, una percentuale in aumento del 10% rispetto al 2022. La scelta del wealth manager è guidata principalmente dalla performance degli investimenti (75%), e il tasso di soddisfazione per l'accesso a prodotti e servizi, così come per le performance ottenute, si attesta su livelli elevati (87% e 85% rispettivamente). Nonostante l'interesse per forme alternative di investimento sia significativo (53%), solo il 10% degli investitori è stato attivamente coinvolto dai propri advisor in queste opportunità, suggerendo un divario tra l'interesse del cliente e l'offerta proattiva dei servizi. Le preoccupazioni maggiori riguardo agli investimenti alternativi riguardano il rischio (47%) e la mancanza di trasparenza (38%), rendendo il settore immobiliare (53%), gli hedge fund azionari (51%) e il private equity (35%) le opzioni più popolari. Cambiamenti significativi si notano anche nei modelli di tariffazione, con un aumento delle commissioni basate sulla performance e su un mix di modelli tariffari, indicando una maggiore sensibilità verso la remunerazione legata ai risultati effettivi.
Evoluzione delle Priorità e Differenze Generazionali nella Gestione del Patrimonio
L'approccio alla gestione del patrimonio tra gli investitori italiani sta subendo una trasformazione, con una crescente enfasi sulla pianificazione finanziaria e le dinamiche dei passaggi generazionali. Oltre la metà degli intervistati (53%) già usufruisce di servizi di pianificazione finanziaria e pensionistica, e si registra un aumento nell'utilizzo di strumenti di pianificazione fiscale (49%) e di governance (31%). Questo suggerisce una maggiore consapevolezza e un desiderio di strutturare il proprio futuro finanziario in modo più robusto. Un dato interessante è che il 56% dei clienti non si sente preparato per il trasferimento intergenerazionale della ricchezza, ma una larghissima maggioranza degli eredi (90%) è propensa a mantenere il rapporto con lo stesso consulente finanziario del donatore. Questo evidenzia l'importanza della continuità e della fiducia nel lungo termine, sia per chi gestisce il patrimonio che per chi lo riceve. Le differenze generazionali giocano un ruolo significativo nell'approccio al wealth management: i Millennial (nati tra il 1981 e il 1994) si distinguono per maggiore autonomia e digitalizzazione, assumendo un controllo più diretto sui propri portafogli (78%) e intensificando il dialogo con i consulenti (67%). I Boomer (1946-1964) valorizzano maggiormente la relazione personale e la reputazione del brand, mentre la Generazione X (1965-1980) si distingue per l'elevata propensione all'uso di strumenti digitali (69%).
Le priorità di investimento variano notevolmente tra le generazioni: i Millennial sono più attenti ai tassi di interesse (56%), i Boomer ai rischi geopolitici (69%), e la Gen X si preoccupa principalmente dell'incertezza economica (53%). Questa diversità richiede un approccio personalizzato da parte dei consulenti finanziari. Inoltre, mentre i Millennial si mostrano dinamici e aperti a nuovi interlocutori nel settore finanziario, i Boomer preferiscono relazioni consolidate e personali con i loro advisor. Un altro aspetto emergente è l'interesse per l'Intelligenza Artificiale (AI) nel wealth management. Il 47% dei clienti si aspetta che i fornitori integrino l'AI nei servizi offerti, una percentuale che sale al 75% tra i clienti con patrimoni più elevati (Very High Net Worth). Tuttavia, persiste una certa cautela, con forti riserve riguardo all'uso improprio dei dati (56%), alla tutela della privacy (53%) e alla potenziale mancanza di un \"tocco umano\" (40%). Giovanni Andrea Incarnato, Italy Wealth & Asset Management Sector Leader di EY, sottolinea come l'industria italiana del wealth management stia soddisfacendo le esigenze dei clienti, con l'80% che si dichiara soddisfatto. Egli evidenzia la necessità per i professionisti di guidare gli investitori attraverso le sfide attuali, trasformando l'incertezza in opportunità e valorizzando le competenze di consulenza patrimoniale, sfruttando al contempo le nuove tecnologie e le asset class alternative per un futuro finanziario più resiliente e innovativo.
