Il panorama imprenditoriale italiano sta subendo una trasformazione significativa, caratterizzata da un notevole aumento dell'età media dei titolari di piccole imprese. Questa tendenza, evidenziata da un'analisi congiunta di Unioncamere e InfoCamere basata sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, rivela che a giugno 2025, quasi l'11% degli imprenditori ha superato i settant'anni. Un incremento sostanziale rispetto a dieci anni prima, quando la percentuale era inferiore al 9%. Tale fenomeno si manifesta in un contesto di contrazione complessiva delle imprese individuali, sollevando interrogativi sulla sostenibilità e sul futuro del tessuto economico nazionale.
L'indagine mette in luce come l'invecchiamento dei titolari d'impresa sia particolarmente pronunciato in alcune regioni del Sud Italia, con Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Puglia che registrano le incidenze più elevate di imprenditori ultra-settantenni. Anche Umbria e Marche mostrano percentuali elevate. A livello provinciale, località come Grosseto, Trapani, Chieti, Taranto ed Enna toccano picchi record, superando ampiamente la media nazionale. Al contrario, le grandi metropoli come Milano, Torino e Napoli presentano una presenza di imprenditori anziani decisamente più contenuta. Questa disomogeneità geografica suggerisce che il fenomeno sia radicato in contesti caratterizzati da modelli imprenditoriali più tradizionali e a conduzione familiare.
Nel decennio esaminato, dal 2015 al 2025, il numero di titolari d'impresa con più di 70 anni è cresciuto in oltre due terzi delle province italiane. Sebbene alcune province abbiano visto incrementi più consistenti in termini assoluti, come Palermo, Torino, Milano, Napoli e Reggio Calabria, il dato più allarmante emerge dalle province dove l'invecchiamento è stato particolarmente rapido in termini percentuali. Enna, Crotone, Chieti, Vibo Valentia e Grosseto sono esempi di aree, spesso rurali o interne, dove la quota di imprenditori anziani è aumentata in modo significativo. Questo indica una fragilità strutturale, con microimprese legate a settori tradizionali che faticano a trovare un ricambio generazionale, spesso a causa della mancanza di attrattività per i giovani.
Analizzando i settori produttivi, emerge che l'agricoltura è quello maggiormente colpito dall'invecchiamento, con quasi un terzo dei titolari che ha superato i 70 anni. Segue la fornitura di energia e l'artigianato manifatturiero. I settori più innovativi, come l'ICT e la consulenza, mostrano invece una percentuale molto bassa di titolari anziani. Questo indica una duplice dinamica: da un lato, una marcata difficoltà nel ricambio generazionale, e dall'altro, una forte resistenza culturale da parte degli imprenditori più anziani a cedere la gestione delle proprie attività. Tale situazione è particolarmente critica per le piccole imprese tradizionali, che costituiscono la spina dorsale dell'economia locale e per le quali la continuità manageriale è fondamentale per la sopravvivenza.
In sintesi, il progressivo invecchiamento della forza imprenditoriale italiana, in particolare nelle piccole imprese e nei settori tradizionali, rappresenta una sfida urgente. È essenziale sviluppare politiche mirate a sostenere il passaggio generazionale e a incentivare l'ingresso di nuove energie, garantendo al contempo il supporto agli imprenditori anziani per una transizione fluida e la salvaguardia del patrimonio economico e sociale che queste attività rappresentano per le comunità locali.
