La Commissione Europea ha recentemente invalidato il ricorso all'istituto del 'golden power' da parte del governo italiano in relazione all'offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da Unicredit su Banco BPM. Questa determinazione, proveniente da Bruxelles e preannunciata, evidenzia un chiaro conflitto di competenze, riaffermando il primato dell'Unione Europea nella regolamentazione delle acquisizioni transnazionali. La pronuncia della DG Comp, l'organo della Commissione UE preposto alla concorrenza, ha un effetto immediato, ponendo il governo italiano di fronte alla scelta di accettare la decisione o ricorrere alla Corte di Giustizia europea.
La Svolta di Bruxelles e le Implicazioni per Unicredit e Banco BPM
In un evento di notevole importanza economica e politica, l'8 luglio 2025, la Commissione Europea ha ufficialmente bocciato l'applicazione del 'golden power' da parte del governo italiano nell'ambito dell'acquisizione di Banco BPM da parte di Unicredit. Questa decisione, anticipata da Bloomberg e formalizzata dalla DG Comp, il braccio della Commissione UE responsabile della concorrenza sotto la guida di Elena Ribera, ha stabilito che lo Stato italiano non detiene il diritto di influenzare direttamente un'operazione di fusione o acquisizione tra entità bancarie private. La motivazione di Bruxelles si fonda sul principio che, secondo le normative europee vigenti, soltanto l'Unione Europea possiede la giurisdizione per imporre eventuali condizioni su tali transazioni. In risposta a questa notizia, le azioni di Banco BPM e Unicredit hanno registrato un incremento significativo, con Banco BPM che ha guadagnato il 3,16% e Unicredit l'1,36%, riflettendo la reazione positiva del mercato. Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) del 18 aprile scorso aveva imposto severe condizioni a Unicredit, inclusa l'uscita dalla Russia entro nove mesi e il mantenimento di specifici rapporti tra depositi e impieghi per la banca risultante dalla fusione, oltre al divieto di vendere titoli di debito pubblico italiano da parte della controllata Anima. Queste misure erano state giustificate dal governo italiano, in particolare dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, con la necessità di tutelare il settore del risparmio e la sicurezza nazionale. Tuttavia, l'articolo 21, comma 4, del regolamento europeo sulla concorrenza chiarisce che l'intervento degli Stati membri è ammissibile solo per la salvaguardia di interessi pubblici specifici, come la sicurezza nazionale, ma la competenza di definire cosa rientri in tali ambiti spetta esclusivamente alla DG Comp. Con la decisione della Commissione UE immediatamente esecutiva, il governo italiano si trova ora di fronte alla possibilità di presentare ricorso alla Corte di Giustizia europea. Questa evoluzione giunge in un momento cruciale, alla vigilia di una riunione del TAR prevista per il 9 luglio, che avrebbe dovuto esprimersi proprio sulla questione del 'golden power', e che potrebbe ora subire un rinvio per assimilare le implicazioni della decisione europea. Resta da vedere se l'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, e il consiglio di amministrazione della banca proseguiranno con l'OPS come previsto, data l'immediata applicabilità della decisione UE, o se cercheranno di negoziare un'intesa con il governo italiano per riformulare il provvedimento del 'golden power' in conformità con le direttive europee, nonostante le precedenti dichiarazioni del ministro Giancarlo Giorgetti che escludevano modifiche al Dpcm.
Questa vicenda solleva interrogativi profondi sulla sovranità nazionale e l'armonizzazione delle normative economiche all'interno dell'Unione Europea. Dal mio punto di vista di osservatore attento, emerge chiaramente come la globalizzazione finanziaria e l'integrazione europea richiedano una sempre maggiore chiarezza e coerenza nelle politiche di controllo e regolamentazione. La decisione di Bruxelles, pur garantendo un campo di gioco più uniforme a livello comunitario, mette in luce la tensione intrinseca tra la legittima aspirazione degli Stati membri a proteggere settori strategici e la necessità di un'autorità centrale che prevenga frammentazioni e distorsioni del mercato unico. È un promemoria che, nell'era moderna, le sfide economiche e la loro gestione richiedono una visione e un'azione coordinate che trascendano i confini nazionali, anche quando si tratta di salvaguardare interessi percepiti come vitali per la sicurezza interna.
