Il settore dell'energia eolica marina negli Stati Uniti sta attraversando un periodo difficile. La decisione di Washington di ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi, puntando sulle risorse energetiche interne, ha innescato un rallentamento significativo nei grandi progetti eolici offshore. L'aumento dei costi operativi e la contemporanea riduzione degli incentivi hanno spinto gli investitori europei a ritirarsi, contribuendo a un calo del 36% negli investimenti in energie rinnovabili negli Stati Uniti nei primi mesi del 2025.
Questa svolta nella politica americana, che mira a disaccoppiarsi dalla Cina, ha avuto un impatto negativo sugli investimenti eolici. Aziende come Ørsted ed Equinor, attori chiave nello sviluppo eolico offshore negli Stati Uniti, hanno affrontato battute d'arresto significative. Sebbene alcuni ordini di sospensione dei lavori siano stati parzialmente revocati, l'incertezza persiste. Questa situazione non solo frena i progetti esistenti, ma scoraggia anche nuovi investimenti europei nel mercato statunitense.
Alexander Fløtre di Rystad Energy sottolinea come questa strategia americana, anziché ridurre l'influenza cinese, finisca per rafforzare la leadership di Pechino nel settore delle energie rinnovabili. Nonostante le difficoltà negli Stati Uniti, la capacità globale di eolico offshore è destinata a crescere, con la Cina che si prevede deterrà il 45% della capacità cumulativa mondiale entro il 2030. La Cina, con una pianificazione industriale stabile e integrata, continua a espandere i suoi progetti, come dimostra il nuovo impianto da 1,5 GW a Hainan di Cnooc.
Nel frattempo, molte compagnie europee, meno presenti sul mercato americano, si trovano sempre più dipendenti dalla Cina e da altri Paesi asiatici per i componenti e le forniture. Produttori occidentali di turbine, che avevano lasciato il mercato cinese, stanno ora tornando, attratti da condizioni più favorevoli. Rystad Energy evidenzia che un quarto dei siti produttivi di componenti chiave per gli OEM europei si trova già in Asia, rendendo difficile costruire una filiera alternativa competitiva.
Di fronte a questa realtà, l'Europa sta cercando di rafforzare la propria catena di fornitura interna per ridurre la dipendenza da Pechino. L'obiettivo è stimolare gli investimenti nella produzione, semplificare le procedure autorizzative e contenere i costi, al fine di garantire l'autonomia industriale europea nella corsa globale all'eolico offshore, come affermato da Andrea Scassola di Rystad Energy.
