Il consiglio di amministrazione di Mediobanca ha deliberato inequivocabilmente il rifiuto dell'offerta pubblica di scambio avanzata da Monte dei Paschi di Siena (MPS), una decisione che persiste nonostante il recente rilancio dell'offerta da parte di MPS. La motivazione principale addotta dal cda di Mediobanca risiede nella carenza di un solido razionale industriale e nell'assenza di un vantaggio economico tangibile per i propri azionisti. Questa posizione evidenzia una profonda divergenza di vedute tra le due istituzioni finanziarie riguardo alla valutazione del valore intrinseco di Mediobanca e ai potenziali rischi derivanti da una tale operazione di fusione. Il mercato ha reagito con un calo dei titoli di entrambe le banche, mentre l'offerta di MPS ha già superato la soglia minima di adesione, paventando scenari futuri incerti per il controllo e la governance di Mediobanca.
La recente riunione del consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia ha riaffermato la ferma posizione di Mediobanca nei confronti dell'offerta di MPS. Secondo quanto comunicato, il cda ha ribadito che l'operazione proposta da MPS è priva di qualsiasi logica industriale e non apporta alcun beneficio reale agli azionisti di Mediobanca. Questa delibera è stata adottata con il dissenso di Sandro Panizza e l'astensione del vicepresidente Sabrina Pucci, entrambi membri del consiglio eletti in rappresentanza di Delfin nel 2023. Tale divergenza interna evidenzia le complessità e le diverse prospettive all'interno del consiglio stesso.
Il comunicato stampa di Mediobanca sottolinea come il nuovo corrispettivo offerto da MPS non sia in grado di valorizzare in modo adeguato l'azione di Mediobanca. Si fa riferimento al piano strategico 'One Brand-One Culture' esteso al 2028, il cui valore intrinseco non sarebbe sufficientemente riconosciuto nell'offerta. Inoltre, Mediobanca ritiene che l'operazione non remuneri in maniera appropriata il contributo che essa stessa apporterebbe alla nuova entità risultante dalla combinazione. In sintesi, la struttura dell'offerta, sia in contanti che in azioni, caricherebbe gli azionisti di Mediobanca di gran parte dei rischi legati al raggiungimento degli obiettivi strategici definiti da MPS. Questo, unito ai rischi di possibili dissinergie e distruzione di valore, rafforza la precedente valutazione di inadeguatezza espressa dal consiglio nei mesi scorsi.
Il consiglio di Mediobanca ha espresso preoccupazione non solo per la convenienza economica dell'offerta, ma ha anche sollevato dubbi sul vero obiettivo dell'operazione di MPS: acquisire il controllo di Mediobanca e, di conseguenza, del 13% di Generali detenuto dalla banca. Si teme che MPS cerchi di assumere il controllo, anche di fatto, di Mediobanca, ignorando i significativi rischi di dissinergie e potenziale distruzione di valore. Questa valutazione è supportata dal fatto che MPS ha rinunciato alla condizione di raggiungere la soglia del 66,7%, che avrebbe garantito una fusione, e si accontenta della soglia minima del 35%. Quest'ultima percentuale, sebbene non consenta una fusione, potrebbe comunque permettere a MPS di controllare il consiglio di amministrazione di Mediobanca, anche senza sfruttare i benefici fiscali derivanti dalle perdite pregresse.
Attualmente, i titoli delle due banche stanno subendo un forte calo nel mercato: MPS registra una perdita del 3,23%, attestandosi a 7,24 euro, mentre Mediobanca scende del 2,77%, raggiungendo i 19,16 euro. L'offerta di MPS si concluderà lunedì 8 settembre. Finora, il 38,5% del capitale è stato conferito, superando la soglia minima del 35% necessaria per rendere valida l'offerta. Il regolamento delle azioni avverrà il 15 settembre, seguito da una riapertura dell'offerta dal 16 al 22 settembre, con regolamento il 29 settembre. Successivamente, inizierà una fase di transizione che culminerà con la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione per Mediobanca entro la fine di ottobre.
