Un Verdetto Cruciale: L'Assemblea di Mediobanca si Esprime
L'Assemblea di Mediobanca: Il Voto Decisivo sull'Offerta per Banca Generali
L'assemblea degli azionisti di Mediobanca ha pronunciato un chiaro \"no\" all'iniziativa di acquisizione di Banca Generali. Con un 10% di voti contrari e un ulteriore 32% di astensioni, la proposta, fortemente voluta dall'amministratore delegato Alberto Nagel, non ha ottenuto il consenso necessario. Solo circa il 35% del capitale ha espresso un parere favorevole, insufficiente per procedere con l'operazione.
Scenario e Posticipo: La Cronaca di una Decisione Attesa
Questo esito si è verificato durante la seconda convocazione dei soci di Mediobanca, in un contesto già teso. L'operazione prevedeva l'acquisizione di Banca Generali, controllata da una compagnia assicurativa di Trieste, attraverso la cessione della partecipazione del 13% detenuta da Mediobanca nella stessa compagnia, per un valore superiore ai 6 miliardi di euro. Inizialmente, l'assemblea era stata fissata per il 16 giugno, ma era stata posticipata all'ultimo momento.
Strategie e Contromosse: Il Gioco del Risiko Bancario
L'iniziativa si inserisce in un intricato \"balletto\" di mosse e contromosse che ha animato il settore bancario. Mediobanca stessa è oggetto di un'offerta pubblica di acquisto (OPA) da parte di Montepaschi. L'acquisizione di Banca Generali era vista come una mossa strategica per consolidare un polo del risparmio con oltre 200 miliardi di euro di asset e, allo stesso tempo, per allentare il legame storico con la compagnia triestina, sottraendosi così alle mire indirette dei soci senesi. Lanciare l'operazione su Banca Generali prima dell'8 settembre, data di chiusura dell'OPA di Montepaschi su Mediobanca, avrebbe posto i soci di Mediobanca di fronte a una scelta cruciale: accettare l'offerta di Siena o procedere con l'acquisizione di Banca Generali, rinunciando al pacchetto azionario assicurativo.
La Necessità dell'Assemblea e le Fazioni in Campo
L'assemblea odierna si è resa indispensabile proprio perché Mediobanca è bersaglio di un'OPA, rendendo ogni modifica patrimoniale subordinata al vaglio degli azionisti. Alla vigilia, il raggiungimento della maggioranza qualificata (50% più un'azione) era considerato un obiettivo arduo. La famiglia Del Vecchio, tramite Delfin, e Caltagirone, azionisti di Montepaschi e della compagnia triestina, erano schierati contro il management milanese. A loro si aggiungevano attori come Enpam, Enasarco, Cassa Forense, Benetton e Unicredit, che complessivamente rappresentavano circa il 40-41% dei contrari all'operazione. Questo blocco era sufficiente per farla fallire. Dall'altra parte, ciò che restava del patto di consultazione (7,7%) e i fondi istituzionali (con le eccezioni di Amundi e Anima, vicini al governo) costituivano un fronte favorevole all'operazione, con una quota del 37-38% del capital
