Intrattenimento

Michele Masneri Esplora l'Intelletto e il Mondo di Alberto Arbasino in un Nuovo Documentario

Alberto Arbasino, figura enigmatica e complessa del panorama intellettuale italiano, continua a essere un punto di riferimento culturale, sebbene spesso citato più per la sua fama che per una profonda conoscenza delle sue opere. Come altre personalità iconiche, Arbasino ha generato innumerevoli tentativi di imitazione, evidenziando la sua unicità in un contesto culturale che, nonostante la superficialità moderna, cerca ancora riferimenti solidi. Michele Masneri, giornalista, scrittore e ora regista, si distingue come uno dei pochi ad aver veramente compreso e, in qualche modo, emulato lo stile e la visione del mondo di Arbasino. La sua conoscenza non è solo accademica, ma personale, e traspare nella sua capacità di cogliere l'essenza di Arbasino, senza cercare una mera replicazione. Questo profondo legame si manifesta nei suoi lavori letterari, come \"Addio Monti\" e \"Paradiso\", dove l'influenza di Arbasino è palpabile.

Il documentario \"Stile Alberto\", diretto da Masneri insieme ad Antongiulio Panizzi e presentato alla Festa del Cinema di Roma, nasce come estensione del suo libro omonimo del 2021, pubblicato un anno dopo la scomparsa di Arbasino. L'obiettivo del film è quello di esplorare non tanto la capacità di Arbasino di analizzare le trasformazioni del paese, pur non mancando riferimenti ai suoi testi e il contributo di studiosi, quanto piuttosto il suo modo di essere e scrivere, un \"unicum\" nel panorama intellettuale. Attraverso interviste come quella a Masolino d'Amico, emerge la figura di un Arbasino intellettuale acuto e colto, ma al contempo un \"mondano\" e un \"dandy\", capace di inserirsi con disinvoltura in ambienti di alta società, tra nobili, ecclesiastici, celebrità e ricchi, senza compromettere la sua acutezza critica. Questa dualità, spesso mal digerita dal mondo accademico, è ciò che più interessa a Masneri, che la esplora con uno stile cinematografico intimo e una presenza discreta.

Il documentario si snoda attraverso luoghi significativi della vita di Arbasino, da appartamenti che evocano l'immagine di \"astronavi\" vicino al Quirinale, come quello dell'amica Adriana Sartogo, a ville leggendarie come La Furibonda di Marisela Federici, fino alla natia Voghera, che aggiunge un tocco di malinconia al racconto. Un momento particolarmente rivelatorio è l'aneddoto raccontato dallo storico dell'arte Giovanni Agosti, nella sua casa milanese che custodisce l'archivio di Arbasino. Agosti descrive un episodio in cui Arbasino, di fronte a un'opera d'arte, simulò una superficialità mondana, rivelando poi che era uno \"spettacolo\" destinato a Carlo Ginzburg, con l'affermazione: \"vedi, questo è quello che vogliono che io faccia\". Questo episodio sottolinea come Arbasino, nonostante la sua libertà intellettuale e la sua apertura su temi come la sua omosessualità (vissuta come un dato di fatto naturale e non come rivendicazione politica), fosse a volte \"vittima\" della maschera che lui stesso aveva contribuito a creare.

Questo documentario offre una prospettiva preziosa sulla figura di Alberto Arbasino, un intellettuale la cui complessità e il cui rifiuto di essere incasellato in categorie predefinite risuonano ancora oggi. La capacità di Arbasino di navigare tra l'alta cultura e la mondanità, di essere critico e partecipe, di essere autentico pur indossando maschere sociali, ci invita a riflettere sull'importanza dell'integrità intellettuale e della libertà individuale nell'espressione di sé. La sua storia ci insegna che si può essere profondi e leggeri, acuti e ironici, senza compromettere la propria essenza, e che l'autenticità risiede proprio nella capacità di accettare e mostrare tutte le sfaccettature del proprio essere.