Finanza

Mps-Mediobanca: Ultimo Giorno per l'Offerta, Siena Punta al Controllo

Oggi si conclude un capitolo cruciale nel panorama finanziario italiano: l'offerta pubblica di scambio e acquisto (OPS) lanciata da Monte dei Paschi di Siena (Mps) sulle azioni di Mediobanca. L'operazione ha già superato la soglia minima di adesioni, ma l'ambizione di Siena è ben più grande: raggiungere il 51% del capitale per ottenere un controllo determinante sul consiglio di amministrazione della storica banca d'affari milanese. Questo traguardo permetterebbe a Mps di influenzare in modo significativo le decisioni strategiche di Piazzetta Cuccia, delineando un nuovo assetto nel settore bancario.

Le adesioni all'offerta, al termine della giornata di venerdì, avevano già superato il 45,8%, un risultato importante ottenuto anche grazie al contributo della famiglia Doris, che attraverso Finprog ha conferito quasi l'1% del capitale. Per rendere l'offerta ancora più allettante, Mps ha deciso di rilanciare, aggiungendo 0,9 euro in contanti all'offerta originale di 2,533 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca. Questa modifica ha trasformato l'operazione in un'OPA (Offerta Pubblica di Acquisto), innalzando il valore unitario per azione a 16,334 euro, per un controvalore complessivo di circa 13,5 miliardi di euro. L'obiettivo ultimo di Mps è quello di consolidare la propria posizione e, in futuro, di considerare una possibile fusione completa, che diventerebbe un'opzione concreta superando il 66,7% del capitale.

Nonostante l'attrattiva dell'offerta migliorata, il consiglio di amministrazione di Mediobanca ha ribadito la propria contrarietà, definendo l'operazione \"priva di razionale industriale\" e \"inadeguata\" per gli azionisti, evidenziando i rischi di dissinergie e potenziali perdite di valore. Tuttavia, questa ferma posizione sembra non alterare il percorso dell'operazione. Con il 51% del capitale a portata di mano e la riapertura della finestra per le adesioni dal 16 al 22 settembre, Mps ha ampi margini per consolidare la propria influenza e raggiungere l'obiettivo prefissato. In questo contesto, Filippo Alloatti di Federated Hermes ha commentato che si sta formando un \"terzo polo bancario italiano\", un'entità di oltre 200 miliardi di euro di attivi, frutto dell'unione della rete capillare di Monte dei Paschi con il wealth management e la banca d'affari di Mediobanca.

La questione della governance è al centro dell'attenzione. Circolano voci di un profondo cambiamento ai vertici di Piazzetta Cuccia, con l'amministratore delegato Alberto Nagel, il presidente Renato Pagliaro e l'intero consiglio di amministrazione pronti a rassegnare le dimissioni. Questa transizione imminente richiede decisioni rapide, soprattutto in vista della riunione del consiglio del 18 settembre per l'approvazione del bilancio e la convocazione dell'assemblea per il 28 ottobre. La ricerca di nuovi leader è già in corso, con nomi importanti che circolano per le posizioni chiave, come Fabrizio Palermo e Marco Morelli per il ruolo di amministratore delegato, e Vittorio Grilli e Luigi De Vecchi per la presidenza. Queste nomine saranno cruciali per il futuro di Mediobanca e dovranno rispondere anche alle richieste di chiarezza della BCE.

L'operazione tra Mps e Mediobanca rappresenta un momento di svolta per il settore bancario italiano. Mps, dopo essere stata più volte sostenuta dallo Stato, sta ora cercando di riaffermare il proprio ruolo come attore principale nel credito nazionale. Mediobanca, d'altro canto, si trova di fronte a una trasformazione significativa, con il rischio di perdere quell'indipendenza che l'ha sempre contraddistinta. Questo processo di consolidamento potrebbe anche innescare ulteriori movimenti nel settore, come suggeriscono le indiscrezioni su un possibile interesse di Banco BPM, insieme a Crédit Agricole, a un'aggregazione. Il futuro del credito italiano è in piena evoluzione, e questa operazione è solo l'inizio di un risiko che potrebbe ridisegnare l'intero panorama.