Monte dei Paschi di Siena ha completato con successo l'operazione di acquisto e scambio su Mediobanca, portando la sua partecipazione complessiva all'86,3%. Questa mossa strategica, chiusa il 22 settembre, ha permesso a Mps di consolidare il proprio controllo sull'istituto di Piazzetta Cuccia, acquisendo circa il 24% del capitale aggiuntivo. Nonostante l'ampia adesione, pari a 702,3 milioni di azioni, non sono stati raggiunti i criteri necessari per il delisting di Mediobanca, che continuerà a essere scambiata sull'Euronext Milan. L'evento rappresenta un punto di svolta per il panorama bancario italiano e ridefinisce la struttura azionaria di Mps, con impatti significativi sui principali investitori e sulle partecipazioni indirette in altre importanti aziende.
La conclusione dell'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da parte di Monte dei Paschi di Siena (Mps) per Mediobanca ha segnato un momento cruciale nel settore bancario italiano. Al 22 settembre, data di chiusura dei termini di riapertura, Mps ha consolidato una partecipazione dell'86,3% nel capitale di Mediobanca, acquisendo ulteriori quote per circa il 24%. Questo risultato, sebbene elevato, non ha raggiunto la soglia del 90% necessaria per il delisting, il che significa che i titoli di Mediobanca continueranno a essere negoziati in borsa sull'Euronext Milan, mantenendo il loro status di società quotata e la conseguente trasparenza e vigilanza.
Gli azionisti che hanno aderito all'offerta durante il periodo di riapertura riceveranno, per ogni titolo conferito, 2,533 nuove azioni Mps e un controvalore di 0,90 euro in contanti, con il pagamento previsto per il 29 settembre 2025. Per finanziare questa operazione, Mps emetterà circa 495,4 milioni di nuove azioni, corrispondenti al 16,3% del proprio capitale sociale post aumento. Questo, sommato alle precedenti emissioni di metà settembre, porterà il capitale ordinario di Rocca Salimbeni a superare i 3 miliardi di azioni. Tale espansione rafforza notevolmente la posizione di Mps, che mira a creare un nuovo polo bancario di rilievo in Italia.
L'operazione ha anche modificato significativamente l'assetto azionario di Mps. Secondo le recenti comunicazioni Consob, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, rimane il principale azionista con il 20,9%, seguita da Francesco Gaetano Caltagirone con il 12,3%. È tuttavia previsto che queste quote si riducano dopo la contabilizzazione delle adesioni. Banco Bpm ha dimezzato la sua presenza, scendendo dall'8,9% al 4,5%, mentre il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) dovrebbe ridurre la sua quota dall'11,7% a poco più del 5%. Tra gli altri investitori di rilievo figurano UBS (4,3%, principalmente tramite derivati) e BlackRock (3,6%), mentre i francesi di Bpce vedono la loro quota scendere al 3,4%. Attraverso Mediobanca, Mps acquisisce inoltre partecipazioni indirette significative in importanti società italiane, tra cui il 13,2% in Generali, il 6,8% in Italmobiliare e il 5% in Piquadro.
L'acquisizione dell'86,3% di Mediobanca da parte di Mps rappresenta una mossa strategica ambiziosa, che consolida il controllo e rafforza la presenza di Mps nel panorama finanziario italiano, malgrado la mancata uscita di Mediobanca dalla borsa. Questa operazione non solo riplasma la struttura proprietaria di Mps, con i principali azionisti che vedono le loro quote riequilibrate, ma estende anche l'influenza di Mps attraverso le partecipazioni indirette in aziende chiave, configurando un nuovo equilibrio di potere nel mercato bancario e industriale.
