Finanza

Passaggio Generazionale: La Sfida da 18mila Miliardi di Dollari

Il dibattito sul ricambio generazionale all'interno delle grandi realtà economiche e familiari si intensifica, rivelando una portata globale impressionante, stimata in ben 18mila miliardi di dollari di ricchezza da trasferire nei prossimi cinque anni. Nonostante questa imponente cifra, molti fondatori, anche in età avanzata, esitano a delegare il potere, generando un 'vuoto' che richiede soluzioni innovative, anche attraverso la filantropia e nuovi strumenti finanziari.

Dettagli dal Mondo Finanziario: La Transizione delle Fortune

Come rivelato dall'analista Giovanni Saraconi, capo del private banking di Unicredit per il Nord Ovest, il passaggio del testimone tra generazioni è un tema estremamente delicato, dove la resistenza dei fondatori è palpabile, spesso motivata dalla percezione di essere ancora pienamente attivi e in forma, anche ben oltre i novant'anni. Questa tendenza è confermata anche da Marcus Yorke-Long, responsabile Private Office dello studio legale Charles Russell Speechlys di Londra, il quale sottolinea il lungo processo necessario per convincere i detentori del potere a delegare, a causa di una percepita immaturità dei successori.

Questo fenomeno non è confinato alle singole dinamiche familiari, ma assume una dimensione macroeconomica straordinaria. Secondo i dati di Vanguard, una delle più influenti società d'investimento, la colossale cifra di 18mila miliardi di dollari sarà trasferita alle nuove generazioni a livello globale nel quinquennio a venire, un evento di portata storica che inciderà profondamente su occupazione e investimenti futuri. Il Wealth report di Knight Frank, basato su interviste a 150 family office che gestiscono oltre 84 miliardi di dollari, di cui il 33% con sede in Europa, evidenzia che il 58% delle nuove generazioni è già attivamente coinvolto nelle decisioni. Tuttavia, meno del 10% dei Millennial ricopre posizioni di comando, e quasi la metà (44%) detiene solo poteri secondari.

La questione del ricambio generazionale è particolarmente pressante in Asia-Pacifico, dove il capitale privato è cresciuto a un tasso annuo del 13% tra il 2013 e il 2023. Non è un caso che due terzi dei family office in questa regione siano stati fondati dopo il 2010, come riportato dal Campden Wealth. Molte famiglie asiatiche investono nell'istruzione dei figli nelle prestigiose università di USA e Regno Unito, ponendoli poi di fronte alla scelta tra gestire l'azienda di famiglia o il family office.

In Italia, le prospettive non sono meno rilevanti. Secondo Aipb (Associazione Italiana Private Banking), entro il 2028, circa 180 miliardi di euro transiteranno alle nuove generazioni. Tuttavia, il presidente Andrea Ragaini ha evidenziato a marzo scorso che il 69% dei clienti Private tra i 65 e i 74 anni non coinvolge i figli nella gestione del patrimonio, creando un potenziale vuoto. Un discorso a parte riguarda i patrimoni senza eredi, che entro il 2030 ammonteranno a 20,8 miliardi di euro, secondo la Fondazione Cariplo. Marcello Gallo, presidente del Fondo Filantropico Italiano, sottolinea la scarsa propensione a fare testamento in Italia (solo il 12% della popolazione) e suggerisce la filantropia come soluzione per chi non ha eredi diretti.

Ragaini propone, oltre alle tradizionali fondazioni di famiglia, l'utilizzo di strumenti innovativi come fondi filantropici, polizze assicurative e trust, per integrare la filantropia nella pianificazione patrimoniale. Mentre i fondi filantropici e le polizze assicurative offrono la possibilità di affidarsi a grandi organizzazioni per la gestione, le fondazioni fiduciarie consentono di destinare beni a scopi specifici. Il trust, invece, permette una maggiore personalizzazione e riservatezza, destinando una parte del patrimonio a fini filantropici e un'altra alle esigenze familiari, con minori oneri burocratici rispetto alle fondazioni di famiglia, che, come spiega l'avvocato Andrea Vicari, sono meno diffuse a causa di limiti normativi.

La transizione della ricchezza tra le generazioni è un fenomeno che va ben oltre la sfera privata, influenzando profondamente il tessuto economico e sociale. L'analisi di questo scenario rivela l'urgenza di una maggiore consapevolezza e pianificazione. Come lettore e osservatore, mi interrogo su quanto la cultura del “non cedere il passo” possa effettivamente rallentare l'innovazione e la dinamicità del mercato, soprattutto in un contesto globale in continua evoluzione. È imperativo che le nuove generazioni siano preparate e messe nelle condizioni di assumere ruoli di leadership, non solo per il bene delle imprese familiari, ma per la stabilità e la crescita dell'economia mondiale. La filantropia, come strumento di gestione patrimoniale, emerge come una soluzione virtuosa, capace di trasformare la ricchezza in impatto sociale positivo, un vero e proprio lascito di valore per il futuro collettivo.