Il debutto cinematografico di Tina Romero, \"Queens of the Dead\", presentato con una certa attesa alla Festa del Cinema di Roma, si è rivelato un'esperienza tutt'altro che indimenticabile, suscitando perplessità tra il pubblico e la critica. L'opera, pur richiamando il celebre cognome Romero, sembra non ereditare né lo spessore artistico né la profondità politica che hanno caratterizzato il cinema del padre George, il maestro del genere zombie. La scelta di inserire una battuta meta-cinematografica che nega l'apocalisse zombie appare più come un'ammissione involontaria della debolezza narrativa che un omaggio intelligente, lasciando intuire una certa superficialità nella costruzione del racconto.
La pellicola si concentra su un gruppo di personaggi appartenenti alla comunità LGBT+, un tema di grande attualità e rilevanza sociale. Nonostante questo potenziale, la narrazione non riesce a trasformare l'identità dei personaggi in un discorso politico incisivo o in un'esplorazione significativa delle loro lotte, dei loro dubbi e delle loro paure. L'unico elemento che cattura parzialmente l'attenzione è la rappresentazione degli zombie, insolitamente lenti e poco minacciosi, che reagiscono unicamente allo stimolo degli smartphone, una critica blanda e poco sviluppata alla dipendenza dalla tecnologia. Le vicende, che si snodano tra un ospedale a Manhattan e un club a Brooklyn, seguono la solita formula della lotta per la sopravvivenza, ma mancano di suspense e di momenti veramente comici, sfociando spesso nella noia per lo spettatore.
In conclusione, l'opera di Tina Romero, pur toccando temi importanti, non riesce a elevarsi oltre la media, dimostrando una carenza sia sul piano registico che su quello tematico. La superficialità con cui vengono trattate le questioni sociali e l'assenza di un vero impatto emotivo o intellettuale lasciano l'impressione di un'opportunità mancata. Affinché il cinema possa essere uno strumento di riflessione e di cambiamento, è fondamentale che i registi non si limitino a presentare un tema, ma lo approfondiscano con sensibilità, originalità e una visione critica, trasformando la narrazione in un'esperienza ricca di significato per il pubblico, che possa promuovere l'empatia e una maggiore comprensione delle diverse realtà umane.
