Finanza

Riforma fiscale: perplessità sulla sanatoria per le Partite IVA e la copertura finanziaria

Nel dibattito parlamentare, mentre la Camera dei Deputati si appresta a votare il decreto fiscale, sono emerse notevoli incertezze riguardo la nuova misura di condono destinata ai titolari di Partite IVA. Le preoccupazioni principali, sollevate dagli esperti tecnici di Montecitorio, vertono sulle modalità di finanziamento di tale sanatoria e sul suo impatto sulla più ampia riforma del sistema tributario nazionale. È essenziale che il governo fornisca delucidazioni per dissipare ogni dubbio sulla fattibilità e sulla sostenibilità di questa iniziativa, che potrebbe compromettere gli obiettivi a lungo termine della riforma fiscale.

Le criticità più pressanti riguardano la sostenibilità finanziaria dell'amnistia fiscale. Gli specialisti hanno messo in evidenza che, sebbene le risorse per la sanatoria, stimate in circa 395 milioni di euro spalmati tra il 2026 e il 2030, dovrebbero derivare sia dalle maggiori entrate generate dall'adesione delle Partite IVA regolarizzate (circa 58 milioni nel 2026) sia da prelievi dal Fondo per la riduzione della pressione fiscale, le basi di calcolo per queste previsioni appaiono insufficienti. Gli esperti chiedono al governo di presentare dati più precisi sulla platea dei potenziali beneficiari e sulle stime di gettito, nonché dettagli sull'aliquota che sarebbe stata applicata in base alla legislazione ordinaria, in contrapposizione al regime dell'imposta sostitutiva, sia per le imposte sul reddito che per l'IRAP.

Un'ulteriore fonte di preoccupazione riguarda l'utilizzo del Fondo per la riduzione della pressione fiscale, una riserva essenziale per l'implementazione dei decreti attuativi della riforma fiscale. Gli analisti hanno sollecitato l'esecutivo a confermare la disponibilità di fondi sufficienti, considerando anche una riduzione già prevista da un altro articolo del decreto fiscale. La loro principale richiesta è una rassicurazione che l'impiego di queste risorse per la sanatoria non pregiudichi in alcun modo l'attuazione degli interventi programmati nell'ambito della delega fiscale. La limitatezza delle risorse disponibili rende incerto il percorso futuro della riforma fiscale, sottolineando la necessità di una gestione oculata e trasparente delle finanze pubbliche.

La sanatoria in questione, introdotta nel decreto fiscale attraverso un emendamento proposto dal presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI), consente ai titolari di Partita IVA che aderiranno per la prima volta al concordato preventivo biennale di regolarizzare la propria posizione fiscale per gli anni dal 2019 al 2023. Il meccanismo prevede il versamento di un'imposta sostitutiva con aliquote variabili: il 10% per chi ha un “voto” fiscale pari o superiore a 8, il 12% per chi si situa tra 6 e 8, e il 15% per coloro che non raggiungono la sufficienza. Per gli anni 2020 e 2021, segnati dalla pandemia di Covid-19, è previsto un ulteriore sconto del 30%. In ogni caso, l'importo minimo da versare non potrà essere inferiore a 1.000 euro. Il pagamento potrà essere effettuato in un'unica soluzione tra il primo gennaio e il 15 marzo 2026, oppure in un massimo di dieci rate mensili, con l'aggiunta di interessi. Per l'IRAP, l'aliquota sarà uniformemente fissata al 3,9% per tutti.

La discussione su questa misura evidenzia la tensione tra la volontà di offrire ai contribuenti la possibilità di regolarizzare le proprie situazioni fiscali e la necessità di mantenere la stabilità delle finanze pubbliche. Le richieste di chiarimento dei tecnici sottolineano l'importanza di un quadro finanziario solido e ben definito per qualsiasi intervento normativo di questa portata, specialmente in un contesto di risorse limitate, che potrebbe avere ripercussioni sulla riforma fiscale complessiva.