In Italia, il settore agricolo dipende in larga misura da circa mezzo milione di lavoratori immigrati, i quali costituiscono quasi la metà della manodopera totale. Un numero considerevole di questi individui, stimato intorno ai 180.000, si trova in situazioni di sfruttamento, spesso risiedendo in insediamenti informali conosciuti come \"ghetti\". Questi luoghi, isolati dai centri urbani, sono privi di infrastrutture di base come acqua potabile, elettricità e servizi igienici, oltre a collegamenti di trasporto. Nella regione della Puglia, cuore agricolo del paese, oltre il 60% dei braccianti stranieri vive in condizioni abitative precarie, esponendosi a gravi rischi per la salute, abusi lavorativi e profonda emarginazione sociale. Sebbene il Servizio Sanitario Nazionale italiano sia formalmente universale, l'effettivo accesso alle cure per queste comunità è gravemente compromesso da barriere linguistiche, culturali e burocratiche, ulteriormente aggravate dalla mancanza di documenti validi e dalla frequente mobilità stagionale. In questo contesto critico, l'intervento di Medici con l'Africa CUAMM, avviato a Bari nel 2015 e potenziato dal 2018 con una clinica mobile itinerante fornita dalla Regione Puglia, ha rappresentato una risposta tangibile e continua, estendendo i servizi a dodici insediamenti informali. Questo programma non si limita alla mera assistenza sanitaria gratuita, ma si impegna nella costruzione di relazioni di fiducia e nell'orientamento verso i diritti sanitari, fornendo un punto di contatto spesso unico con il sistema sanitario per i braccianti.
Il modello di intervento adottato da CUAMM si concentra sulle aree più svantaggiate della provincia di Foggia, dove si trovano insediamenti come baraccopoli e strutture abbandonate, abitati da migliaia di lavoratori migranti, principalmente dall'Africa subsahariana, in condizioni igienico-sanitarie critiche. Tra il 2017 e il 2023, il programma ha condotto oltre 13.000 visite mediche in dodici insediamenti, assistendo più di 2.500 pazienti unici, in prevalenza giovani uomini impiegati come braccianti stagionali. I dati raccolti hanno rivelato un'ampia gamma di problematiche sanitarie legate alle loro condizioni di vita e lavoro, incluse malattie muscoloscheletriche, infezioni respiratorie, patologie dermatologiche e problemi odontoiatrici. Le attività di screening hanno inoltre evidenziato una significativa prevalenza di malattie infettive trasmissibili come HIV ed HCV. Il 12% dei pazienti soffriva di ipertensione e circa un terzo lamentava affaticamento e dolori cronici. Dal punto di vista socio-amministrativo, l'esclusione è marcata: solo il 18% dei pazienti possedeva un permesso di soggiorno valido e appena il 7% era iscritto al Servizio Sanitario Nazionale con un medico di base. Nonostante queste difficoltà, la media di 5,6 visite per paziente indica come la clinica mobile sia diventata un punto di riferimento stabile e affidabile in un contesto di abbandono istituzionale. Il modello flessibile e culturalmente sensibile di CUAMM ha permesso di instaurare percorsi di fiducia e presa in carico, anche in assenza di soluzioni istituzionali consolidate. Questo approccio olistico, che include rinvii specialistici, supporto psicologico e orientamento legale e sociale, è stato riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come una buona pratica globale. La permanenza prolungata in condizioni di marginalità sta determinando l'insorgere di patologie croniche che necessitano di un modello di assistenza più strutturato, come quello che potrebbe essere offerto dalle Case di Comunità.
L'esperienza condotta da CUAMM in Puglia dimostra chiaramente che è possibile operare nel campo della salute pubblica anche nei contesti più informali e marginali, purché si agisca sulle cause profonde dell'esclusione. I modelli di clinica mobile, se integrati, continui e sensibili alle diverse culture, non solo offrono cure essenziali ma contribuiscono anche a costruire relazioni solide e a generare fiducia all'interno delle comunità. Il numero elevato di visite per paziente testimonia l'efficacia di un approccio basato sulla prossimità, che va ben oltre la semplice diagnosi e cura. Tuttavia, questa iniziativa non può rimanere un caso isolato. È indispensabile un impegno politico forte e misurabile per integrare le cliniche mobili nei piani sanitari regionali, superando la logica dell'emergenza. È fondamentale formalizzare il ruolo della mediazione culturale e linguistica nel Servizio Sanitario Nazionale, affrontare le cause strutturali dello sfruttamento lavorativo e degli insediamenti abusivi, e promuovere collaborazioni tra servizi pubblici, università e organizzazioni non governative, come esemplificato dal programma CUAMM-Università di Bari. In un paese che si interroga continuamente su come garantire il diritto alla salute per tutti, l'esempio della Puglia ci insegna che agire a favore degli ultimi non è solo una possibilità, ma una necessità impellente e non più rimandabile.
