In un contesto economico globale caratterizzato da crescenti incertezze e complessità, l'umore dei Chief Financial Officer (CFO) delle principali aziende italiane si rivela meno euforico rispetto al passato. Una recente indagine condotta da Deloitte, che ha coinvolto oltre 1500 dirigenti finanziari in 14 Paesi, evidenzia un diffuso calo dell'ottimismo. In particolare, per i CFO italiani, pur mantenendo la maggioranza (59%) un approccio neutrale, un preoccupante 25% manifesta una prospettiva meno rosea sulle future performance finanziarie delle proprie imprese.
Le ragioni di tale prudenza sono molteplici e profondamente radicate nel panorama geopolitico ed economico attuale. Riccardo Raffo, CFO Program Leader di Deloitte Italia, sottolinea come i conflitti internazionali in atto, l'escalation delle politiche protezionistiche e le conseguenti tensioni commerciali stiano ridefinendo la normalità aziendale, accrescendo la consapevolezza sui rischi geopolitici tra i responsabili della pianificazione finanziaria. Questo scenario si traduce in un impatto diretto sul Prodotto Interno Lordo e in una contrazione della domanda, acuiti dall'introduzione di nuovi dazi e dalla dinamica volatile dei prezzi delle materie prime, sia energetiche che non.
L'indagine di Deloitte conferma queste preoccupazioni, indicando una marcata ansia per la stagnazione della crescita economica (63%) e per le implicazioni dei crescenti rischi geopolitici (58%). A ciò si aggiunge l'aumento generalizzato dei costi (51%). La revisione al ribasso delle previsioni di crescita globale da parte del Fondo Monetario Internazionale, unitamente alle stime ribassiste per l'Italia, rafforza la percezione di una situazione macroeconomica delicata. Di conseguenza, quasi due terzi (67%) dei CFO italiani prevedono un incremento dell'incertezza, mentre solo un quinto (20%) si dichiara propenso ad assumere maggiori rischi, registrando una diminuzione di 10 punti percentuali rispetto all'autunno precedente.
Nonostante questo clima di cautela, l'analisi di Deloitte evidenzia anche aspetti incoraggianti. La prudenza negli investimenti e nella fiducia finanziaria è bilanciata da segnali positivi riguardanti i margini operativi e l'occupazione. La maggior parte dei CFO italiani (54%) si aspetta una crescita dei ricavi nei prossimi dodici mesi, e un numero significativo (47%) prevede un miglioramento dei margini operativi. La crescita del personale (41%) è anch'essa un'aspettativa diffusa, sebbene gli investimenti in capitale (CAPEX) mostrino un aumento contenuto (34%), con la maggior parte delle aziende che prevede una sostanziale stabilità (44%).
In questo contesto, le priorità strategiche dei CFO italiani sono chiare. Raffo evidenzia come l'obiettivo principale sia la riduzione e l'ottimizzazione dei costi (39%), al fine di mitigare la pressione sui margini. Parallelamente, si mantiene ferma la volontà di investire in innovazione e trasformazione digitale (34%). Tuttavia, è fondamentale che questi investimenti siano guidati da una strategia aziendale ben definita, orientata al raggiungimento di risultati concreti e benefici tangibili. Infine, l'indagine Deloitte rivela che le aziende italiane prediligono la crescita organica (30%) come motore di creazione di valore, mostrando un minore interesse per le operazioni di fusione e acquisizione (M&A, 22%), a riprova di un approccio complessivamente prudente che permea anche le strategie di espansione.
