Finanza

Sfida climatica: urgenza nella riduzione del metano e stato dell'azione globale

Il seguente testo esamina le sfide e i progressi nell'azione climatica globale, con un focus particolare sulla riduzione delle emissioni di metano e sull'analisi dello stato attuale degli sforzi per mitigare il cambiamento climatico.

Agire ora per un futuro più verde: la lotta contro le emissioni di metano e la necessità di accelerare l'azione climatica globale.

La minaccia nascosta: l'impatto del metano sul clima e la lentezza delle risposte globali.

La diminuzione delle emissioni di metano si configura come una delle vie più rapide per attenuare l'incremento termico globale. Tuttavia, sia gli enti governativi che le entità industriali procedono con una lentezza preoccupante. Questa constatazione emerge da un recente documento programmatico redatto dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep), l'organismo ONU incaricato di coordinare le politiche ecologiche a livello mondiale e di monitorare la salute del nostro pianeta. Il rapporto viene diffuso in preparazione della prossima Conferenza ONU sul clima (Cop30), che avrà luogo a novembre a Belém, in Brasile.

Allarmi inascoltati: i dati del Methane Alert and Response System e la distanza tra tecnologia e politica.

Il rapporto evidenzia che le risposte ai numerosi avvisi satellitari, oltre 3.500, inviati dal Methane Alert and Response System (Mars) – la piattaforma globale dell'Unep che rileva e notifica in tempo reale le emissioni significative di metano nell'atmosfera – sono aumentate dall'1% al 12% nell'ultimo anno. Sebbene ciò rappresenti un passo avanti, il progresso è ancora considerato insufficiente. I satelliti sono in grado di individuare picchi di emissioni causati, ad esempio, da perdite in impianti industriali, miniere o discariche. Mars elabora questi dati e li comunica ai governi e alle aziende coinvolte. Tuttavia, l'Unep ammette che quasi nove segnalazioni su dieci non ricevono alcun riscontro, principalmente a causa della mancanza di protocolli vincolanti o di capacità tecniche adeguate per intervenire con prontezza in molti paesi. La tecnologia, quindi, avanza a un ritmo superiore rispetto alla capacità di risposta politica e industriale.

Trasparenza e nuovi orizzonti: il ruolo di Ogmp 2.0 e l'estensione delle rilevazioni Imeo.

Per quanto riguarda la trasparenza, il programma Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (Ogmp 2.0), promosso dall'Unep in collaborazione con la Commissione europea per ottimizzare la riduzione del metano nel settore petrolifero e del gas, è stato adottato da 153 aziende a livello mondiale, coprendo il 42% della produzione globale. Questa iniziativa, nata come partenariato su base volontaria, definisce standard comuni per una misurazione diretta e verificabile delle emissioni, con livelli di precisione che culminano nel rigoroso “Gold Standard”. Nel frattempo, l'Imeo, l'Osservatorio internazionale dell'Agenzia ONU, ha deciso di ampliare la piattaforma Mars includendo le miniere di carbone e i siti di smaltimento dei rifiuti, e di lanciare un nuovo programma mirato al settore dell'acciaio. Il metano derivante dal carbone metallurgico, infatti, contribuisce per circa un quarto all'impronta climatica dell'industria siderurgica e può essere mitigato attraverso soluzioni a costi contenuti.

Un quadro allarmante: i risultati dello State of Climate Action 2025 e la distanza dagli obiettivi.

L'analisi condotta dall'Unep si inserisce in una prospettiva più ampia, delineata dal rapporto "State of Climate Action 2025", frutto della collaborazione tra World Resources Institute (Wri), Climate Analytics, NewClimate Institute, ClimateWorks Foundation e Bezos Earth Fund. Questo studio monitora i progressi globali verso l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura entro 1,5 °C. Il panorama complessivo è poco incoraggiante: nessuno dei 45 indicatori esaminati in sette macroaree è “in linea con gli obiettivi” per il 2030; 29 sono “lontani dagli obiettivi ma nella direzione giusta”, 6 sono “in ritardo”, 5 peggiorano e per altri 5 mancano dati sufficienti. In media, gli autori sottolineano la necessità di un'accelerazione di due-quattro volte per rientrare nella traiettoria compatibile con l'obiettivo di 1,5 °C. Le sette macroaree analizzate includono energia e industria, trasporti, edilizia, agricoltura e uso del suolo, consumi e rifiuti, adattamento e resilienza, finanza e governance.

La corsa contro il tempo: emissioni globali, deforestazione e il divario dei Ndc.

Nel 2023, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto i 56,6 GtCO2e, registrando un aumento medio annuo di +0,65 GtCO2e dal 2000. Le emissioni derivanti dal carbone continuano a rappresentare il principale ostacolo: sarebbe necessario un abbandono di questa fonte energetica dieci volte più rapido, equivalente alla chiusura di circa 360 centrali ogni anno fino al 2030. Anche la deforestazione richiede una riduzione a un ritmo nove volte superiore. Per quanto concerne le politiche, il rapporto rileva 62 nuovi Ndc presentati entro ottobre 2025, che, se pienamente attuati, ridurrebbero le emissioni del 2035 di 1,3–1,6 GtCO2e rispetto agli impegni precedenti. Gli Ndc (Nationally Determined Contributions) sono i piani climatici nazionali previsti dall'Accordo di Parigi, che stabiliscono obiettivi di riduzione, strategie di adattamento e strumenti finanziari. Tuttavia, il divario da colmare per allinearsi alla traiettoria di 1,5 °C rimane imponente: tra 26,6 e 29,9 GtCO2e entro il 2035, secondo il database Climate Watch 2025.

Il tallone d'Achille della finanza climatica: investimenti necessari e la disparità tra pubblico e privato.

La finanza climatica rappresenta l'altro punto debole cruciale. Per mantenere l'aumento della temperatura entro 1,5 °C, saranno necessari investimenti annuali in mitigazione e adattamento stimati tra 6,9 e 11 trilioni di dollari entro il 2030. I flussi finanziari globali sono raddoppiati dal 2019 al 2023, raggiungendo 1,9 trilioni di dollari, ma dovranno quadruplicare per centrare l'obiettivo. La componente pubblica rimane eccessivamente bassa, mentre quella privata, pur crescendo, non è sufficiente rispetto alla portata del cambiamento richiesto. Nel complesso, lo studio stima che il rapporto tra investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio e in combustibili fossili debba moltiplicarsi per sette entro il 2030 (attualmente è circa 1,1:1).