Il nuovo lungometraggio horror intitolato \"Vicious: I Tre Doni del Male\", ideato e diretto da Bryan Bertino, è disponibile in streaming su Paramount+ a partire dal 10 ottobre. Questa pellicola, che vanta la partecipazione dell'attrice Dakota Fanning, è stata oggetto di un'analisi critica da parte di Federico Gironi. Il film si distingue per la sua capacità di generare terrore attraverso jump scare ben orchestrati e un'atmosfera di suspense costante, caratteristiche già apprezzate nelle precedenti opere di Bertino. Sebbene il film affronti temi profondi come la solitudine e il processo di auto-analisi, esso tende a rimanere su un piano superficiale, lasciando lo spettatore con alcune domande irrisolte.
Bryan Bertino, regista con quasi due decenni di esperienza, ha fatto il suo ingresso nel mondo del cinema con il successo di \"The Strangers\" nel 2008. Negli anni successivi, ha scelto di dirigere un numero limitato di opere, privilegiando la qualità alla quantità. Dopo l'acclamato \"The Dark and the Wicked\" del 2020, Bertino ritorna con \"Vicious: I Tre Doni del Male\", un film che sin dalle prime battute cattura l'attenzione grazie a una premessa che ricorda le atmosfere di \"Ai confini della realtà\". La narrazione segue le vicende di Polly, una giovane donna inquieta, la cui esistenza viene sconvolta dall'arrivo inaspettato di un'anziana signora. Questa figura misteriosa porta con sé una scatola e una clessidra, introducendo una condizione fatale: Polly dovrà riempire la scatola con tre elementi – una cosa che odia, una di cui ha bisogno e una che ama – per evitare conseguenze letali. Il film si concentra sulla lotta di Polly per comprendere le richieste della scatola, affrontando un percorso costellato di prove spaventose e sanguinose che mettono in discussione le sue convinzioni più intime.
Il fulcro concettuale del film, scritto dallo stesso Bertino, verte sulla profonda auto-esplorazione di Polly. La questione centrale è cosa la protagonista debba effettivamente inserire nella scatola e come possa decifrare le sue vere esigenze, dato che le sue scelte iniziali, superficiali e poco meditate, vengono rifiutate con punizioni severe. Ciò porta a riflettere sulla sua effettiva conoscenza di sé stessa e sulla sua disponibilità a confrontarsi con le proprie paure più recondite. La presenza ricorrente di specchi nell'ambientazione, in particolare nella casa di Polly, non è casuale ma simboleggia l'invito all'introspezione e alla riflessione. Tuttavia, questa dimensione tematica si esaurisce piuttosto rapidamente nel corso della pellicola, specialmente nel finale, che si rivela in parte deludente. Anche la domanda su quanto si sia disposti a spingersi per salvarsi la vita, a discapito proprio e altrui, non trova una risposta pienamente soddisfacente. Il film, paradossalmente, pur affrontando l'auto-analisi, rimane ancorato a una rappresentazione superficiale, riflettendo solo la superficie delle cose, ma eccellendo nella creazione di puro terrore.
\"Vicious\" è un film che indubbiamente spaventa, grazie a jump scare ben eseguiti, una tensione palpabile e una suspense costante. L'efficacia del terrore è amplificata da un sound design meticoloso e da una gestione quasi architettonica della paura, elementi che Bertino aveva già dimostrato in opere come \"The Strangers\" e \"The Dark and the Wicked\". Al pari dei suoi altri lavori, quali \"Mockingbird\" e \"The Monster\", il film di Bertino esplora la solitudine e il dolore interiore che spesso ci accompagnano. Polly, la protagonista, è una figura profondamente sola e \"broken\", termine anglosassone che descrive chi porta ferite profonde e non rimarginate. La scatola misteriosa la cerca proprio perché sola e ferita, suggerendo che quanto più ci si isola e si indulge nell'autocommiserazione, tanto più si rischia di cadere in uno stato patologico, come la depressione o altri disturbi psichiatrici. Bertino suggerisce che la scatola interviene per salvarci o per punirci, ma il suo vero intento rimane un'ambiguità inquietante per lo spettatore.
