Émilie Hammen, figura di spicco nel panorama accademico della moda, assume la direzione del Palais Galliera, il prestigioso museo della moda parigino. Questo incarico segna un nuovo capitolo per l'istituzione, promettendo un approccio innovativo che trascende la mera esposizione di capi d'alta moda per abbracciare una visione più ampia e contestualizzata. L'approfondita comprensione di Hammen della storia del costume, intrecciata con l'arte, la sociologia e la politica, si tradurrà in percorsi espositivi che non solo celebreranno l'eredità sartoriale, ma esploreranno anche la moda come specchio e motore dei mutamenti sociali. La sua leadership mira a valorizzare sia l'eccellenza artigianale dell'haute couture sia il ruolo quotidiano dell'abbigliamento nella costruzione dell'identità individuale e collettiva, proponendo una riflessione sulla moda come fenomeno culturale globale.
La professoressa Hammen, nota per le sue coinvolgenti lezioni all'Institut Français de la Mode e la direzione della cattedra di storia della moda all'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, si distingue per la sua straordinaria capacità di sintesi e la sua visione olistica. Nelle sue analisi, gli abiti non sono semplici indumenti, ma veri e propri narratori di epoche e personaggi. Un esempio emblematico è Maria Antonietta, pioniera della moda, che utilizzò l'abito come strumento politico, influenzando sia le corti che l'opinione pubblica. Questo evidenzia come i cambiamenti estetici e tecnici nel vestire riflettano e anticipino le trasformazioni sociali.
Le sue lezioni svelano come l'evoluzione del vestiario sia strettamente legata a scelte culturali e rotture sociali. Si pensi alla \"Grande Rinuncia Maschile\" del XVII secolo, quando gli uomini abbandonarono pizzi e decorazioni per l'austero completo borghese, un simbolo di rigore che persiste ancora oggi. Hammen invita a decifrare questi segnali, mostrando come la donna del XIX secolo, nel suo ornamento, divenne una vetrina del benessere familiare. Parigi si trasformò in un grande teatro urbano, dove lo spazio pubblico diventava un luogo di consumo visivo, e i grandi magazzini, descritti da Émile Zola, plasmavano il concetto moderno di desiderio. La sua analisi della \"parisienne\" come figura innovativa e persino scandalosa si allinea con l'approccio di Diana Vreeland, la leggendaria editor di Vogue America, che nel 1973 rivoluzionò il ruolo del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, elevando la moda a oggetto di studio museale.
In un'intervista tenutasi a Parigi l'11 luglio, la professoressa Hammen ha condiviso il suo percorso personale, iniziato con una passione per il cucito e i tessuti, combinata con un amore per la scrittura. Dopo una formazione in fashion design presso l'École Duperré e l'IFM, ha lavorato come designer per Louis Vuitton e Marc Jacobs, per poi orientarsi verso la ricerca accademica e un dottorato in storia dell'arte. Questa duplice esperienza, tra creazione e studio, la rende un profilo ideale per il Palais Galliera, dove intende unire pensiero critico e contatto diretto con gli oggetti e la loro materialità.
La sua visione per il museo è profondamente interdisciplinare. Intende esplorare l'haute couture non solo dal punto di vista del grande creatore, ma anche valorizzando il lavoro artigianale e il processo di produzione. L'obiettivo è ricollocare l'alta moda in un contesto politico e sociale più ampio, evidenziando il suo significato come pratica quotidiana e strumento di costruzione dell'identità. Hammen considera la moda un fenomeno sociale globale, che riguarda tutti e che riflette le politiche dell'identità. Le sue future mostre mireranno a esplorare queste connessioni, decentrando il mito della moda parigina per inserirla in una prospettiva più universale.
Interrogata sulle figure meritevoli di riscoperta, Hammen ha citato Sonia Delaunay, ammirandone la capacità di muoversi tra pittura, belle arti e artigianato. Delaunay, che negli anni Venti e Trenta aveva già intuito il potenziale del prêt-à-porter, rappresenta un esempio di imprenditorialità e progettualità femminile. Questa riflessione si lega alla domanda sul perché non ci siano state \"grandi couturières\", sottolineando come la moda, oltre l'espressione creativa, richieda una visione strategica e una profonda comprensione delle dinamiche sociali ed economiche. Un'altra figura ispiratrice è Gabrielle Chanel, che Hammen invita a riconsiderare non come mito, ma come sarta e imprenditrice, la cui maestria nel cucito le ha permesso di elevarsi socialmente.
Riguardo alle sfilate contemporanee, Hammen ha espresso curiosità per le prime collezioni dei direttori creativi, come quella di Glenn Martens per Margiela, che rappresentano un momento di \"bozza\" e visione in evoluzione. Ha menzionato anche l'attesa per Matthieu Blazy da Chanel, interessata a vedere come affronterà l'eredità della maison. Del passato, ha ricordato la prima sfilata di Phoebe Philo da Céline, un momento di \"chiarezza\" e immediato apprezzamento. In relazione a un capo che la ispira, ha citato la giacca sartoriale, per la sua adattabilità e la sua capacità di rivelare l'intento del designer. Infine, ha suggerito il libro \"The Subversive Stitch\" di Rozsika Parker, che esplora il ricamo e la costruzione del femminile nella cultura occidentale, e il musical \"Funny Face\" per la sua sottile critica alla società dei consumi.
Émilie Hammen porta una prospettiva rinfrescante e profondamente radicata nella storia e nelle dinamiche sociali. Il suo impegno nel Palais Galliera promette di trasformare il modo in cui il pubblico interagisce con la moda, elevandola da semplice oggetto di ammirazione a strumento di comprensione culturale e storica. Questa nuova direzione si concentrerà sulla valorizzazione del lavoro artigianale, sull'esplorazione delle connessioni tra abbigliamento e identità, e sulla decostruzione dei miti per rivelare la complessità e la rilevanza globale dell'industria della moda. Il museo, sotto la sua guida, diventerà un luogo di riflessione critica e di scoperta, dove ogni capo d'abbigliamento racconterà una storia che va oltre il tessuto e la forma.
