Finanza

Innovazione nel Risk Management: La Collaborazione tra Istituzioni Finanziarie e Fintech

Il panorama dei rischi contemporanei è sempre più intricato e imprevedibile, spaziando dalla frammentazione geopolitica alle minacce informatiche. Questa complessità impone alle organizzazioni due priorità cruciali: mitigare i pericoli derivanti da fattori esterni e adottare tecnologie avanzate per una gestione del rischio più efficace ed efficiente. In tale contesto, il risk management si trasforma in un catalizzatore di cambiamento, e le startup fintech emergono come partner strategici, offrendo strumenti predittivi, automazione dei processi e analisi intelligente dei dati.

La possibilità che le fintech possano affiancare i Chief Risk Officer (CRO) delle banche è stata al centro dello studio \"Redesigning Risk Management Through Fintech Partnerships\", realizzato da Boston Consulting Group (BCG) in collaborazione con il Politecnico di Milano. La ricerca ha esaminato un vasto campione di oltre 9.500 fintech fondate a partire dal 2021, focalizzandosi su 814 startup che offrono servizi di gestione del rischio. Di queste, 234 sono state identificate come fornitrici dirette di supporto ai CRO bancari. L'indagine è stata arricchita da interviste con i vertici di alcune di queste aziende e da confronti informali con figure C-level e CRO di prestigiose istituzioni finanziarie globali.

Marianna Leoni, autrice del report e Managing Director e Partner di BCG, sottolinea come la gestione del rischio rappresenti una sfida di vitale importanza, specialmente per il settore finanziario, a causa della crescente complessità e della rapidità con cui nuove minacce si manifestano. Sebbene le grandi organizzazioni possano sviluppare internamente le competenze necessarie, la collaborazione con le fintech offre vantaggi tangibili e accelerate significative. Le soluzioni fintech possono infatti ridurre i tempi di processo fino al 70% e permettere di individuare frodi con un anticipo di due settimane. Questa sinergia tra risk management e startup, pur complessa, racchiude un potenziale immenso.

Negli ultimi anni, la natura dei rischi è divenuta sempre più interconnessa. Le minacce informatiche, le interruzioni operative, i rischi climatici, l'instabilità geopolitica e gli attacchi innovativi facilitati dall'intelligenza artificiale si influenzano e si amplificano reciprocamente. A ciò si aggiunge una crescente pressione normativa, con le autorità di vigilanza che richiedono standard sempre più stringenti, in particolare per l'aggregazione e il reporting dei dati, ponendo l'accento sulla qualità, la tempestività, la tracciabilità e la resilienza operativa generale.

In questo scenario, le fintech assumono un ruolo di partner sempre più rilevante. Non si tratta di iniziative marginali: lo studio rivela che le startup che supportano direttamente i CRO hanno attratto 7,2 miliardi di dollari di capitale dal 2009, con una distribuzione equilibrata tra USA (58,5% dei capitali, circa 4,2 miliardi) ed Europa (33,8%, di cui il 20% nel Regno Unito). Questo dimostra come la collaborazione con le fintech sia una realtà che sta guadagnando progressivamente fiducia e investimenti.

Dalle interviste emergono motivazioni ricorrenti che spiegano il ricorso delle istituzioni finanziarie al supporto delle fintech. Tra queste, spicca la necessità di innovare senza assumere rischi eccessivi (de-risking innovation). Molti CRO riconoscono che l'adozione di strumenti AI e piattaforme digitali richiede un quadro di governance robusto; le fintech offrono soluzioni pronte all'uso che permettono di sperimentare in sicurezza, garantendo modelli conformi, trasparenti e allineati alle normative. Un altro fattore chiave è l'efficienza operativa: molte funzioni di risk management sono ancora rallentate da processi manuali e frammentati. Grazie alle fintech, i tempi di documentazione dei modelli possono ridursi del 60-70%, e la scansione degli aggiornamenti normativi diventa istantanea, abbattendo drasticamente tempi e costi. Inoltre, emerge la necessità di una nuova intelligenza del rischio, ovvero strumenti capaci di monitorare i social media, identificare identità sintetiche e intercettare segnali precoci di frodi o minacce emergenti.

Tuttavia, la strada per una partnership efficace tra banche e fintech non è priva di ostacoli. Una delle maggiori sfide riguarda le risorse: i CRO, spesso in prima linea nella valutazione di queste soluzioni, non sempre dispongono di un budget IT dedicato e sono talvolta percepiti più come guardiani che come promotori dell'innovazione. Questo può limitare la loro capacità di avviare progetti, costringendoli a negoziare con altre funzioni aziendali per ottenere fondi. Si aggiunge poi la lentezza dei processi di avvio delle partnership, dovuta a procedure di accesso ai dati e approvazioni interne che possono richiedere mesi. Infine, un divario culturale significativo persiste: da un lato startup agili e abituate a iterare rapidamente, dall'altro organizzazioni più strutturate e prudenti, che faticano a fidarsi di attori più piccoli e a tradurre le metriche tecnologiche in impatti concreti sul business.

Laura Grassi, Professore e Responsabile dell'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, osserva che le sfide attuali, dalla cybersecurity al rischio climatico, richiedono risposte integrate. CRO e fintech hanno l'opportunità di superare l'attuale distanza, passando da logiche parallele a percorsi comuni. Non tutte le partnership saranno lineari, ma ogni passo condiviso rafforza la resilienza complessiva del sistema. In questo contesto di tensione si gioca la sfida, e nonostante gli ostacoli, esistono diversi modelli di partnership che permettono di calibrare il legame tra istituzioni finanziarie e fintech in base alle esigenze specifiche.

Le fintech possono agire come fornitori di servizi specializzati, offrendo soluzioni mirate per esigenze specifiche e permettendo all'azienda di mantenere uno stretto controllo sui rischi di terze parti. In alternativa, si possono avviare progetti pilota o sperimentazioni in ambienti sandbox regolamentati, dove innovatori e autorità collaborano in un contesto protetto per testare nuove tecnologie senza compromettere la stabilità operativa. L'opzione più avanzata è rappresentata dalle alleanze strategiche e dagli accordi industriali, che spaziano dalla co-creazione di prodotti a vere e proprie joint-venture o investimenti azionari. Indipendentemente dal modello scelto, l'obiettivo primario rimane lo stesso: consentire ai CRO di innovare senza mettere a rischio la solidità della propria organizzazione di riferimento.

In un contesto dove la complessità aumenta più rapidamente della capacità di adattamento delle strutture interne, l'alleanza tra fintech e risk management si configura come un passaggio quasi ineludibile. Ciò implica superare diffidenze reciproche e rigidità organizzative, selezionando partner basandosi su criteri chiari di solidità, credibilità e capacità di integrazione. La questione non è più se le fintech possano avere un ruolo nella gestione del rischio, ma piuttosto come e a quali condizioni possano diventare una componente essenziale dell'architettura di controllo delle istituzioni finanziarie.