Finanza

Riciclo Tessile in Italia: Sfide e Prospettive Emergenti

Ogni anno, gli italiani si liberano di notevoli quantità di prodotti tessili, ma una porzione considerevole di questi articoli viene smaltita in modo inappropriato. Questa problematica emerge chiaramente dalla prima indagine condotta dall'Osservatorio Ipsos per Erion Textiles, un consorzio dedicato alle imprese del settore tessile, che ha esaminato a fondo le abitudini dei cittadini italiani in merito allo smaltimento dei tessuti. I dati rivelano che, nell'ultimo anno, circa due persone su tre hanno scartato indumenti, mentre sei su dieci si sono liberate di scarpe e una su due di stracci o tessuti logori. I vestiti rappresentano la categoria più frequentemente scartata: coloro che li eliminano gettano via in media 7,6 capi a persona, con una media leggermente superiore (8,4 capi) nel Nord Italia rispetto al Sud (6,4 capi). Le principali ragioni addotte per lo smaltimento sono il danneggiamento o l'usura dei capi (53%) e il semplice inutilizzo (39%), con quest'ultima motivazione che sale al 42% nel Nord Italia.

Interessante notare come una percentuale significativa di giovani (18-26 anni) si liberi dei capi d'abbigliamento a causa delle tendenze moda (10% contro il 3% della media nazionale) o per acquisti online insoddisfacenti (un altro 10% contro il 3% della media nazionale). Nonostante ciò, i giovani dimostrano una maggiore attenzione alla correttezza dello smaltimento, con percentuali di errore quasi sempre inferiori alla media, pur essendo più inclini a seguire le mode. Al contrario, nel Sud Italia si tende a smaltire meno articoli, e la motivazione principale è legata all'effettiva usura del bene (il 54% scarta perché danneggiato) piuttosto che al semplice inutilizzo. Per quanto riguarda stracci e capi danneggiati, una quantità non trascurabile finisce ancora nei contenitori per la raccolta indifferenziata. Questo è in parte dovuto alla comunicazione storica sulla raccolta di abiti usati, che spesso richiedeva di conferire solo capi in buone condizioni. Questo approccio era necessario perché, in assenza della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), l'intera filiera di gestione dei rifiuti tessili si basava principalmente sul riutilizzo, sostenendosi con la vendita di indumenti recuperabili. Di conseguenza, molti cittadini ancora oggi non percepiscono il tessuto rotto come una risorsa riciclabile, ma come spazzatura irrecuperabile. Escludendo stracci e prodotti danneggiati (45%), le percentuali nazionali di conferimento scorretto sono: scarpe (25%), borse e cinture (23%), tessili per la casa (18%) e vestiti (11%).

Per affrontare efficacemente questa problematica, è fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini riguardo al valore intrinseco dei tessuti, anche se danneggiati, e alla loro potenziale riciclabilità. È necessario investire in campagne educative che informino sulle corrette modalità di smaltimento per tutte le tipologie di prodotti tessili e che chiariscano il ruolo cruciale della Responsabilità Estesa del Produttore nel facilitare un'economia circolare per il settore. Solo così si potrà trasformare l'attuale modello di consumo lineare in uno più sostenibile, riducendo l'impatto ambientale e valorizzando ogni risorsa disponibile.